Recensione Aurum “distorsioni.net”

Il basso e la batteria scandiscono monotone un ritmo che ha l’andamento di un cantilenante mantra, mentre le note della chitarra si distendono aldilà dello spazio e del tempo per poi distorcersi lentamente, è questo l’inizio dell’ottimo album dei romagnoli Deadpeach, il loro terzo lavoro che esce per la berlinese Nasoni Records. Il brano si chiama Calcutta e gli influssi orientaleggianti si sentono nella psichedelia di stampo mistico e onirico che lo caratterizza, siamo vicini a gruppi come gli Om, i tempi si dilatano, le chitarre disegnano cromature lisergiche ammalianti. La successiva Gold parte lenta su un giro di basso ossessivo trasferendoci in pieno deserto americano fra rossi tramonti, cactus e peyotl per poi cavalcare un rock’n’roll energico, fatto di fuzz e riff potenti, e qui i riferimenti sono Black Sabbath e Steppenwolf. Si rimane sui toni accesi infuocati alla Blue Cheer in The Line con mirabolanti duetti delle due chitarre lanciate in assoli al fulmicotone.

 

E, sorpresa!, in Stomper i Deadpeach hanno il coraggio di riproporre un assolo di batteria, frenetico e tambureggiante che molto lentamente viene soppiantato dagli inserimenti e poi dall’esplosione delle chitarre, pura energia sonora, splendido! Si torna ad atmosfere più dilatate ed evocative con la finale Traffic, una ballata basata su una linea di basso che in lentissimo crescendo porta all’esplosione della chitarra ritmica fuzz mentre la solista ricama limpide fiamme psichedeliche da piena West Coast. L’ingresso nella band di un secondo chitarrista ha aperto nuove possibilità, il suono si è così arricchito di soluzioni nuove date dal dialogo / scontro fra i chitarristi. Altra novità per “Aurum” i Deadpeach abbandonano la lingua italiana del precedente lavoro e tornano al cantato in inglese più in linea con il genere proposto, anche se nel disco prevalgono nettamente le parti strumentali che da sole ‘parlano’ e ci fanno apprezzare l’inventivo sound psichedelico di una band che ha fatto tesoro del passato e lo rilegge con amore e personalità attraverso le lenti dello stoner e della neopsichedelia. Il disco esce, come ormai accade sempre più spesso, solo in vinile, bellissima la copertina di Neal Williams, uno che ha lavorato per QOTSA, Neurosis, Soundgarden, e sulle principali piattaforme digitali.

 

Ignazio Gulotta

http://www.distorsioni.net/rubriche/fermoposta/fermoposta-it/aurum